Il picco del petrolio si è già "consumato"
Siamo ormai alla svolta. Confortato dai dati di estrazione che ha collezionato in quarant'anni di esperienza nel settore petrolifero, l'esperto iraniano Ali Morteza Sam Sam Bakhtiari, intervenuto al convegno "Energia, materie prime e ambiente" organizzato da ASPO Italia (Firenze, 10 marzo 2007), ne è fermamente convinto.

Se nel 1972 si fosse dato ascolto alle teorie del Club di Roma sui limiti dello sviluppo e sulla limitatezza delle risorse oggi non saremmo qui a confrontarci sul picco del petrolio. Apostrofando "i grandi" che trent'anni fa hanno ignorato e calunniato il messaggio lanciato da Aurelio Peccei e dallo stesso Club di Roma, Bakhtiari ha paragonato l'ottusità degli ultimi decenni a quella degli abitanti di Pompei (79 d.C.) che scelsero di non prestare attenzione al monito dei brontolii della terra, con le sciagurate conseguenze a tutti ben note.

Arrivati a questo punto, sembra che per guardare il picco ci si debba voltare indietro perché, secondo il modello sviluppato da Bakhtiari, il picco si è "consumato" nell'estate 2006 (o tutt'al più si verificherà nel corso del 2007). Pare, dunque, che la cariatide petrolio non sia più in grado di reggere il peso del mondo industrializzato.

Alì Bakhtiari, membro fondatore di ASPO International, non è l’unico ad aver previsto il verificarsi di questo momento cruciale tra il 2006 e il 2007. Anche il professor Renato Guseo dell'Università di Padova, che ha applicato al petrolio un modello basato sulla stima di quanto è già stato prelevato dai giacimenti mondiali (contrariamente ai tradizionali modelli che indagano su quanto è rimasto da estrarre), ritiene che il picco cadrà nell'anno 2007. In modo totalmente indipendente, e seguendo percorsi del tutto differenti, i due studiosi sono giunti alla stessa conclusione. Anno più anno meno, il picco è un fatto del nostro presente.

Non sono in molti a possedere i dati per comprendere le basi di quanto sostengono Bakhtiari e Guseo, e i più coinvolti preferiscono rifiutare le loro previsioni, per proteggere gli intoccabili interessi economici. Ma non ci vorrà molto perché si possa dimostrare se la teoria sarà confermata. Sulla base dei dati di estrazione aggiornati di tutti i giacimenti mondiali Alì Bakhtiari ha concluso che, rispetto all’anno precedente, nel 2006 si è registrato un calo di produzione di 3,5 milioni di barili al giorno nei pozzi dall’attività consolidata, (ammettendo un margine d’errore del +10%) compensato dai nuovi giacimenti (o da espansioni di quelli vecchi) solo per una quota di 2,5 milioni di barili al giorno. Resta, dunque, un deficit di 1 milione, destinato a crescere negli anni 2008, 2009 e successivi. L’andamento del greggio nei prossimi due anni ci consentirà di capire quando, e se, abbiamo "scollinato".

Alla naturale domanda (postagli dalla redazione di EnergoClub) "Cosa succederà dunque nel post-picco?" Bakhtiari risponde preannunciando l’ingresso "in una prima fase di transizione che durerà dal 2007 al 2010. Il mondo non se ne accorgerà subito, non percepirà nessuna differenza rispetto al passato. Lo potrà sapere non prima del 2008 quando ne avrà conferma guardandosi indietro. Ma il mercato, che vuole evitare il panico tra la gente, cercherà di nascondere la verità il più a lungo possibile, finché non sarà infine costretto ad ammetterlo. Questa verità genererà una reazione forte nella gente, sarà uno shock". La società, spiega Bakhtiari, è basata su un sistema di abitudini perciò se si cambia il sistema tutto cambia. "Tutto cambierà. Tutto diventerà inusuale". "Il cambiamento riguarderà tutti i livelli: individuale, della famiglia, della città, della regione, della comunità, del paese, continentale e mondiale". La strada che abbiamo preso porterà verso 'non dove'...

Nella prima fase di transizione, caratterizzata da una discesa ancora lieve, verrà alterato l'equilibrio tra domanda e produzione. Oggi è la domanda a regolare la produzione, ma nel 2010 sarà la produzione che detterà la domanda e allora, sostiene l'iraniano, dovremo parlare non più di OPEC bensì di OPIC (organizzazione dei paesi che 'importano' petrolio).

La prima fase non sarà dunque traumatica, ma dalla seconda transizione in poi le cose cambieranno davvero. Non essendo preparate le popolazioni subiranno uno shock psicologico. "Quando arriverà quello shock credo che automaticamente ritorneremo alle origini, alle tradizioni, alle risorse, alle radici, ai miti. Perché i miti sono molto più belli della realtà". Per aver segnato l'apice della produzione di petrolio e gas, secondo Alì Bakhtiari il XXI secolo sarà, dunque, il "secolo del ritorno alle radici".
Sara Capuzzo, 20/03/2007
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